Drovetti l'Egizio
di Giorgio Caponetti

Drovetti l'Egizio

L’avventurosa vita del collezionista alle origini del Museo Egizio di Torino

«Ma non se ne parla nemmeno, che questi tesori vadano a finire in Francia. Tu sei piemontese, Drovetti! Devono andare a Torino! Siamo italiani, no?»
«Beh… italiani è dire troppo. Siamo tutti e due piemontesi, questo sì, anche se io sono di Barbanìa e tu sei di Casale Monferrato.»

Oltre 150 papiri, 5000 gioielli (compresi numerosi scarabei), 150 statue, decine di mummie. Questa è solo una parte del patrimonio che nel 1829 Bernardino Drovetti riportò con sé in Italia dall’Egitto, dove aveva passato gli ultimi ventisette anni della sua incredibile vita.
Nato nella provincia piemontese, Drovetti si era mostrato da subito ambizioso e intraprendente. Soldato nell’esercito napoleonico impegnato in Egitto, poi ufficiale di campo del generale Gioacchino Murat durante le campagne d’Italia, nel 1802 fu mandato ad Alessandria d’Egitto, prima come viceconsole, poi come console generale di Francia incaricato di avviare dei nuovi rapporti commerciali con il Cairo. Ma Drovetti non si limitò alla sua pur prolifica attività diplomatica alla corte del viceré della Sublime Porta ottomana, Mehmet Alì Pascià. Appassionato di reperti e scavi, ancora prima che gli esploratori inglesi cominciassero le spedizioni per completare gli spazi bianchi rimasti nelle mappe del globo, si avventurò per l’Egitto a caccia di antichità e monumenti, intercettando la neonata passione europea per l’archeologia. Per anni Drovetti “l’Egizio” si destreggiò abilmente tra i rivolgimenti della storia, tra imperi che crollavano, guerre civili e abdicazioni, facendo arrivare in Italia le ricchezze che costituiscono oggi il nucleo iniziale del Museo Egizio di Torino, oltre a svariati pezzi finiti poi ad arricchire le sale del Louvre, del Neues Museum di Berlino, o le collezioni esposte a Vienna, Ginevra e Monaco.

Dopo Il grande Gualino, Giorgio Caponetti ci restituisce ancora una volta il ritratto romanzesco di un personaggio di prodigioso successo, avventuroso e cinico, scaltro ed erudito, tanto immerso nello spirito del suo tempo da restarne imbevuto, nel bene e nel male.

Giorgio Caponetti è nato a Torino nel 1945. È stato creativo pubblicitario, allevatore e addestratore di cavalli, istruttore d’equitazione, regista e conduttore di grandi eventi equestri, autore di documentari, docente universitario. Tra i suoi libri ricordiamo, per Marcos y Marcos, Due belle sfere di vetro ambrato (2013), Venivano da lontano (2014), La carta della regina (2015) e La disfida (2016). Per Utet ha pubblicato Il grande Gualino. Vita e avventure di un uomo del Novecento (2018) e Quando l’automobile uccise la cavalleria (2021). Vive a Tuscania, nella maremma etrusca.


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