La mente, il corpo, il piacere
di Lucrezio

La mente, il corpo, il piacere

La famosa e, nei millenni, famigerata filosofia epicurea fiorì nel IV secolo a.C., nel cuore dell’Ellenismo, sulla scia dell’insegnamento del maestro Epicuro. Ma a Roma dovette diffondersi relativamente presto, ancora prima della grande opera dell’epicureo Lucrezio, se è vero che, a un secolo dalla morte del caposcuola, il Senato di Roma decretava l’espulsione dalla città dei filosofi suoi seguaci, accusati di praticare e insegnare una condotta immorale, incentrata sull’esaltazione del piacere. Ma dobbiamo cercare di capire di che “piacere” esattamente si parla, nella sapienza filosofica antica. Cosa dice Lucrezio, divulgatore più importante del messaggio epicureo a Roma, riguardo al piacere? Come insegna il maestro, «gloria della gente greca», gli unici piaceri che vanno perseguiti sono quelli che nascono da un desiderio naturale e non superfluo, come quello di cibo o di bevande se volto alla soddisfazione del bisogno senza eccessi.


poeta latino del 1° sec. a. C. La tradizione antica non è concorde sulle date di nascita e di morte, che si possono collocare rispettivamente nel primo decennio del sec. 1° a. C. e intorno al 55 (secondo una notizia, sarebbe morto il giorno stesso in cui Virgilio prese la toga virile, il 15 ott. del 53). Non è noto il luogo di nascita.
Della sua vita, unico e tutt’altro che certo episodio rilevante a noi noto è la sua follia, dovuta a un filtro amoroso, di cui ci informa s. Girolamo. È probabile, in ogni caso, che nella notizia di s. Girolamo (derivata dal libro De poëtis di Svetonio) vi sia un fondo di verità; l’immagine del poeta, quale risulta dalla sua opera, è certamente piena di dolorosa esaltazione, confinante talvolta col trasporto fanatico. È da notare, tuttavia, che a questi momenti di violenta accensione passionale non corrisponde mai uno smarrimento dell’intelligenza, che si fa, semmai, più lucida e penetrante.
Il De rerum natura è l’esposizione del mondo secondo i principî della filosofia di Epicuro, della quale L. si mostra eccellente conoscitore e assertore tanto convinto da non introdurre praticamente nulla di proprio. Per quel che riguarda la forma dell’opera, l’idea di un grande poema didascalico è tipicamente presocratica e, in particolare, sembra effettivamente che nella forza espressiva del linguaggio e nell’elevatezza delle immagini L. abbia preso a modello il poema Sulla natura di Empedocle.

  • Argomento Filosofia
  • ISBN 9788851138943
  • Pubblicato nel 2016
  • Formato Ebook

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