Prigionieri della storia
di Keith Lowe

Prigionieri della storia

Che cosa ci insegnano i monumenti della seconda guerra mondiale sulla memoria e su noi stessi

«Ho selezionato venticinque memoriali della seconda guerra mondiale, sparsi per il mondo. Alcuni sono ormai delle attrazioni turistiche, visitate ogni anno da milioni di persone. Tutti, nessuno escluso, sono controversi. Nessuno di questi monumenti parla davvero del passato: sono al contrario tutti espressione di una storia che è ancora viva e che, ci piaccia o no, continua a governare le nostre vite.»

«Keith Lowe non ha paura di avventurarsi su un terreno scivoloso e fragile, e lo fa con la fermezza che deriva da una conoscenza granitica della materia.» The Daily Mail

«Questo libro delicato e inquietante dovrebbe essere una lettura obbligatoria sia per chi vuole costruire statue, sia per chi vuole abbatterle.» The Sunday Times

Le statue adornano le piazze e i parchi delle nostre città, testimoni silenti della storia collettiva. Eppure quasi mai rimandano a una memoria condivisa, pacificata: l’interpretazione dei fatti si evolve, vecchie credenze vengono messe in discussione, il passato viene riscritto e le statue si ritrovano di colpo fuori dal tempo, anacronistiche pietre dello scandalo. Prigionieri della storia, i monumenti osservano immobili e impotenti il mondo cambiare. Ci sono tuttavia nella storia recente degli eventi che sembrano resistere ai marosi del tempo: la seconda guerra mondiale, con il suo intreccio di eroismo epico e nero abominio, fosca tragedia e improvviso riscatto, sembra ancora svolgersi in un racconto riconoscibile da tutti, vincitori e vinti. Ma è davvero così? Lo storico Keith Lowe sceglie così di scandagliare l’eredità dell’ultimo grande conflitto del Novecento attraverso la memoria che i paesi hanno voluto fermare nella pietra: venticinque monumenti dedicati di volta in volta a eroi e martiri, alle vittime ma persino ai carnefici, senza dimenticare le opere che hanno voluto auspicare l’inizio di una sterminata pace tra i popoli. Questo viaggio lo porta per esempio ai piedi dei colossi del Mamaev Kurgan a Volgograd, a riflettere sulle vestigia dell’Unione Sovietica; ad Arlington, di fronte al Marine Corps War Memorial, a esplorare il rapporto fra gli Stati Uniti, la guerra e il concetto di libertà; a Nanchino, passeggiando attorno al memoriale dell’omonimo massacro e ripercorrendo la vicenda del conflitto sino-giapponese che aprì in anticipo il fronte orientale; a Predappio, sulla tomba di Mussolini, per esorcizzare i fantasmi di un passato che proietta la sua ombra fino a oggi; ma anche fra i blocchi del Memoriale dell’Olocausto di Berlino per scoprire le polemiche che ne hanno accompagnato l’edificazione. Il grande racconto storico di Lowe è in grado di compiere una metamorfosi. Quei monumenti, da pesanti conglomerati di pietra esposti alle intemperie, tornano a vibrare di potenza simbolica: «sotto il granito e il bronzo c’è l’amalgama di tutto ciò che ci rende quello che siamo – potere, gloria, coraggio, paura, oppressione, grandezza, speranza, amore e rovina. Celebriamo queste e mille altre virtù pensando che forse potranno liberarci dalla tirannia del passato. Eppure, proprio il desiderio di scolpirle nella pietra le rende inevitabilmente ciò che ci tiene, a nostra volta, prigionieri della storia».

KEITH LOWE è autore di importanti lavori sulla seconda guerra mondiale. Il suo saggio Inferno: The Fiery Devastation of Hamburg, 1943 è stato acclamato dalla critica. È stato consulente storico del documentario The Bombing of Germany. Ha scritto e scrive su numerosi giornali, fra i quali “The Telegraph”, “The Times” e “Wall Street Journal”. In Italia ha pubblicato Il continente selvaggio (Laterza, 2013), vincitore del Premio Internazionale Cherasco Storia.


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