Rime e Lettere
di Michelangelo Buonarroti
curato da Paola Mastrocola

Rime e Lettere

La scrittura è una parte centrale del percorso artistico di Michelangelo Buonarroti: per tutta la sua vita, infatti, l’artista ha composto, senza mai pubblicarle, centinaia di poesie. Scritte sul retro di conti, ricordi di spese, lettere proprie e altrui, accanto a schizzi a penna o a matita che ritraggono braccia, volti, studi di nudo, poi ricopiate in bella da lui, o da altri, a volte variate, tagliate, numerate, queste composizioni testimoniano la costanza della sua ricerca stilistica e la fecondità della sua immaginazione. C’è una continuità evidente tra le Rime e le altre sue opere: una medesima tensione verso la bellezza, la forma e l’eros, lo stesso disagio intellettuale nel conciliare unità e molteplicità; un’identica, tormentata, sensibilità religiosa. La poesia di Michelangelo rivela, come scrive la curatrice Paola Mastrocola, «il dissidio dell’uomo rinascimentale, preso in mezzo tra Medioevo e Controriforma»; e proprio questo dissidio si trasforma sulla carta in energia fertile e slancio creativo. Nelle Lettere, invece, la scrittura torna ad avere una funzione pragmatica: privi apparentemente di ambizioni letterarie, questi testi sembrano rispondere unicamente a necessità e bisogni della contingenza e contengono per lo più fatti, legati alla biografia dell’autore. Dagli scambi con i familiari sulle rispettive condizioni di salute, alla corrispondenza con committenti e fornitori per questioni tecniche o economiche, le lettere di Michelangelo assumono valore però proprio per la loro semplicità e per il loro realismo, e diventano l’occasione per entrare nella vita quotidiana dell’artista. In questa lingua semplice, volutamente terrigna e concreta, Michelangelo riesce a seminare aforismi di enorme fascino, “frasi-perla” che raccontano in maniera intima e personale il suo lavoro e la sua concezione dell’arte.


(Caprese nel Casentino 1475 – Roma 1564) artista e poeta italiano. Discepolo di Ghirlandaio e di Bertoldo a Firenze, dal 1490 al 1494 visse alla corte medicea. Dell’attività letteraria di B. testimoniano le Rime, che, raccolte e sistemate inizialmente da Luigi del Riccio e Donato Giannotti, furono pubblicate a Firenze solo nel 1623 a cura del nipote Michelangelo Buonarroti il Giovane. Le prime prove risalgono al 1502-03 e mostrano una precisa dipendenza dal Dante delle rime petrose, da Petrarca e dai poeti del tardo Quattrocento (Lorenzo il Magnifico, Pulci, i burleschi). Fin verso il 1534, B. coltivò la poesia in modo marginale, pur con esiti non di rado intensi e robusti. Successivamente, l’applicazione alla poesia si fece più seria e continua: soprattutto nelle rime per Tommaso Cavalieri e per Vittoria Colonna, profondamente segnate dall’accostamento al platonismo, si registra una maggiore ricerca di rigore formale, spinta talvolta ai limiti del preziosismo e del concettismo. A tali rischi di artificiosità B. si sottrae nella produzione posteriore al 1547, la quale punta su una maggiore essenzialità, su una totale fusione di mondo interiore ed espressione, creando una poesia carica di ansia e di tormento religioso. Documento fondamentale per la conoscenza della personalità michelangiolesca sono anche le Lettere (edite per la prima volta nel 1875), scritte per lo più senza pretese di stile e tuttavia con un linguaggio tormentato e personalissimo.

Paola Mastrocola ha insegnato lettere nei licei per trentacinque anni. Dalla sua esperienza nella scuola ha tratto diversi libri, tra i quali Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare (Guanda, 2011) e La passione ribelle (Laterza, 2015). Nel 2004 ha vinto il premio Campiello con Una barca nel bosco (Guanda).

  • Argomento Classici Italiani
  • ISBN 9788851134075
  • Pubblicato nel 2015
  • brossura con alette

€ 16,00 € 13,60
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