Critica della ragion pratica
di Immanuel Kant
curato da Pietro Chiodi

Critica della ragion pratica

Uscita la prima volta nel 1788, la Critica della Ragion Pratica è la seconda per ordine cronologico delle tre celebri Critiche di Immanuel Kant, di cui fanno parte anche la Critica della ragion pura (1781) e la Critica del Giudizio (1790). Oggi questa seconda Critica kantiana viene proposta dalla casa editrice UTET in versione ebook, completa di un autorevole apparato critico e del classico testo a fronte convertito in ipertesto.


Filosofo tedesco. Fu uno dei pensatori più influenti dell’epoca moderna. La sua opera più importante è Storia universale della natura e teoria del cielo (1755), nella quale avanzò l’ipotesi della formazione dell’universo da una nebulosa in moto rotatorio.
Nella Fondazione della metafisica dei costumi (1785) e nella Critica della ragion pratica (1788) Kant delineò un sistema etico nel quale alla ragione è attribuita l’autorità suprema in campo morale.
Particolare rilievo, sia come sintesi dell’estetica settecentesca sia come fondamentale e articolata premessa agli sviluppi dell’estetica romantica e idealista, ha la terza, grande opera di Kant, la Critica del giudizio (1790). L’esigenza di ritrovare una connessione tra i differenziati e discordanti mondi della natura e della libertà morale spinge Kant al completamento estetico. A tale scopo egli evidenzia un tipo di giudizio, quello «riflettente», che opera quando la rappresentazione, anziché essere sottoposta a un concetto e dare così luogo al giudizio conoscitivo o «determinante», è considerata nel suo rapporto con il soggetto e con le esigenze di questo. Si ha cioè il più elementare giudizio estetico quando, commossi e partecipi, nella contemplazione di uno spettacolo o di un oggetto dell’arte o della natura, proviamo un piacere che non ha legami con la conoscenza né con l’interesse: tale piacere, che accompagna la rappresentazione, deriva dall’accordo che sorge tra quei fenomeni e le nostre più profonde aspirazioni. Accanto al bello, implicante armoniosa e godibile quiete, Kant caratterizza il sublime come ciò che appare in oggetti di potenza e proporzioni smisurate, con un primo effetto di fare apparire i limiti e l’insignificanza dell’uomo, ma con il secondo effetto di risvegliare, per reazione, la coscienza della superiorità morale e del destino soprasensibile dell’uomo.
La trattazione unitaria e analogica dell’arte e della natura elaborata da Kant influenzò profondamente Goethe, Schiller, i romantici.

Pietro Chiodi (1915-1970), filosofo esistenzialista, fu studioso di Kant, Heidegger e Sartre. Autore di una traduzione del capolavoro di Heidegger, Essere e tempo, che ha lasciato il segno nella filosofia italiana. Fu maestro di vita e pensiero per i suoi allievi, tra cui Beppe Fenoglio, che lo ricorda nel Partigiano Johnny. Scrisse un libro sull’esperienza partigiana intitolato Banditi, recentemente ripubblicato.

  • Argomento Classici Filosofia
  • ISBN 9788851122270
  • Pubblicato nel 2014
  • brossura con alette
  • Pagine 768

€ 14,00 € 11,90
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