Nel 1633, inginocchiato davanti ai cardinali del Sant’Uffizio a Roma, Galileo Galilei abiurò gli «errori ed eresie» con cui aveva sostenuto la verità del sistema copernicano. Poteva essere il tragico atto finale nella parabola di un intellettuale costretto a sottomettersi al potere dell’Inquisizione, ma quel processo si rivelò tardivo e inutile: la teoria eliocentrica stava prendendo forza e diffondendosi in tutta Europa. Nonostante le intimidazioni e i tentativi di censura, le idee di Galilei hanno attraversato il tempo e lo spazio, influenzando generazioni di pensatori, da Isaac Newton ad Albert Einstein. E questo perché il grande scienziato pisano seppe trasformare il dubbio in strumento di conoscenza e la scienza in racconto. Impugnando un cannocchiale fiammingo, ebbe per primo l’intuizione di puntarlo verso il cielo per svelarne i misteri, trasformando le teorie dei suoi predecessori in evidenze fondate sull’osservazione. Attraverso il linguaggio dei numeri, interrogò direttamente il mondo per come è, osando sfidare le certezze incrollabili del suo tempo. E soprattutto seppe tradurre il risultato di calcoli e ricerche in una forma letteraria appassionante e nitida, che permettesse a chiunque di cogliere la bellezza del «grande libro della natura». Questo secondo volume contiene due opere chiave nel corpus galileiano: il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, capolavoro della divulgazione scientifica in cui lo scienziato pisano raccoglie l’eredità di Copernico e del suo sistema eliocentrico; e il Discorso intorno a due nuove scienze, scritto durante gli arresti domiciliari, che, sistematizzando le ricerche sul moto dei corpi e sulla resistenza dei materiali, pone le basi della fisica moderna.






