Nel 1994 Kevin Costner sta pianificando con il regista le riprese di Waterworld, una distopia ambientata in un mondo sommerso. Decidono di chiedere a Steven Spielberg, che vent’anni prima aveva diretto tra mille difficoltà Lo squalo, qualche dritta su come girare al meglio in mare aperto. La risposta è lapidaria: «Semplice: non girate in mare aperto!».
Ma nel 1994 Costner si sente un dio del cinema e pensa bene di ignorare il monito di Spielberg. Avanti veloce di pochi mesi: eccolo in costume di scena, legato all’albero di una nave alla deriva, senza che la troupe possa avvicinarsi a causa del vento forte.
Questo aneddoto basterebbe da solo a dimostrare come Hollywood sia incapace di imparare dai propri errori, probabilmente perché è una gigantesca macchina che spesso funziona per caso. Così, tra produttori gangster, attori megalomani, registi paranoici, incidenti e disastri, il dietro le quinte diventa un film a parte, che oscilla continuamente tra melodramma, catastrofico e commedia sgangherata.
Eppure, a guardare bene, da queste cronache infernali c’è molto da imparare, e Gabriele Niola lo sa benissimo. In questo libro esilarante e rigoroso racconta l’essenza del cinema americano attraverso le rocambolesche vicende produttive di grandi capolavori e piccoli cult, tra la vecchia Hollywood degli anni Trenta e quella dirompente dei Settanta, tra i blockbuster degli anni Novanta e il cinema d’autore.
Di film in film, scopriremo quanto sia difficile far recitare Marilyn Monroe (ma che gioia quando ci riesci); fino a che punto Biancaneve e i sette nani fosse un’ossessione per Walt Disney; come Francis Ford Coppola impazzì sul set di Apocalypse Now; quanto possano essere pericolosi 71 leoni veri su un set; com’è possibile che abbiano offerto a David Cronenberg di dirigere Flashdance e a David Lynch Il ritorno dello Jedi; che cosa ci faceva una lametta appesa nella cabina di montaggio di Titanic con il post-it «Da usare in caso il film faccia schifo»; e perché Thelma & Louise non si intitola, alla fine, Tette & Proiettili.
Ma soprattutto impareremo l’unica cosa che a Hollywood sanno tutti: fare film è un inferno.






