Il romanzo di Benito
di Pasquale Chessa

Il romanzo di Benito

La vera storia dei falsi Mussolini

«Tutto è successo a notte fonda, alla fine di una giornata d’autunno, nel 2002. Le agende erano tutte lì, impilate sulla scrivania di un notaio di Bellinzona. La cassaforte da cui erano state prelevate era ancora aperta.» Renzo De Felice, massimo storico del fascismo, aveva avvertito Pasquale Chessa: di tanto in tanto, dall’ombra riemerge qualche perduto diario del Duce, e allora bisogna cercare l’errore. Perché l’errore del falsario c’è sempre.

In questo caso l’errore era più di uno: quelle agende non solo tracciavano l’improbabile ritratto di un Mussolini pacifista e antitedesco, persino contrario alle leggi razziali, ma erano anche piene di goffe incongruenze. Nonostante questo, pochi anni dopo, sarebbero giunte rocambolescamente alla pubblicazione.

La vicenda di quei diari è in realtà solo l’ultima della miriade di fake news e leggende mussoliniane che ha attraversato carsicamente l’Italia del dopoguerra: le molte morti del Duce, i suoi mille possibili assassini, ognuno con almeno due o tre vere identità, e gli innumerevoli segreti e complotti, dal malfamato oro di Dongo al famigerato carteggio con Churchill.

Chessa le racconta una a una, ne intreccia genesi e filiazioni, rivela inedite connessioni e autentici scoop storici, distribuendo meriti e colpe tra una degna schiera di comprimari e comparse: gerarchi redivivi e partigiani fedifraghi, spie fasciste, sedicenti nobili e veri baronetti inglesi, signore di provincia dalla grafia dannunziana, giornalisti d’assalto, storici incauti, mafiosi e “dongologi” di ogni risma.

Il romanzo di Benito mette ordine in una trama intricata dove resoconti fantasiosi intessuti di piccole verità si sovrappongono a racconti verosimili che ingarbugliano il quadro, tra giornali e rotocalchi, pamphlet più o meno clandestini e pseudo-testamenti morali. Ognuna di queste fonti ci restituisce un diverso Mussolini, un po’ vero e un po’ falso, ora piagnone ora indomito, “buonuomo” o pusillanime, statista o psicotico, tutti inverosimili. Ed è in questa moltiplicazione incontrollata che i nostalgici trovano finalmente un qualche scampolo di epica per il loro romanzesco Duce.

D’altra parte è grande la «forza del falso», per citare Umberto Eco: dalla donazione di Costantino ai protocolli dei savi di Sion, i falsi storici hanno influito sulla realtà, pronti a diventare Storia se non li si smaschera in tempo. Leggendo la vera storia dei falsi Mussolini, resta il dubbio che in questo caso sia forse già troppo tardi.


Pasquale Chessa, giornalista e storico, ha cominciato con i programmi culturali di Radio Rai, poi con la sezione cultura dell’“Espresso”, ha diretto la cultura dell’“Europeo” ed è stato vicedirettore di “Epoca” e “Panorama”. Ha scritto Rosso e nero, libro intervista con Renzo De Felice (Baldini & Castoldi 1995); Guerra civile 1943-1945-1948. Una storia fotografica (Mondadori 2005); Italiani sono sempre gli altri (con Francesco Cossiga, Mondadori 2007); Dux. Benito Mussolini. Una biografia per immagini (Mondadori 2008); L’ultima lettera di Benito (con Barbara Raggi, Mondadori 2010) e L’ultimo comunista. La presa del potere di Giorgio Napolitano (Chiarelettere 2013). Vive fra Roma, Parigi e Alghero, dove è nato.

  • Argomento Storia
  • ISBN 9788851150082
  • Pubblicato nel 2018
  • Formato 15,0 x 22,5 cm, cartonato con sovraccoperta
  • Pagine 240

€ 18,00
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