Dono, dunque siamo
di Marco Aime, Stefano Bartezzaghi, Zygmunt Bauman, Laura Boella, Salvatore Natoli, Marino Niola, Stefano Zamagni, Luigi Zoja

Dono, dunque siamo

Otto buone ragioni per credere in una società più solidale

Il dono: oggetto materiale o metafora di uno stile di vita – è al centro delle più stimolanti riflessioni sull’essenza profonda dell’economia e della società, oltre che sulla natura stessa dell’uomo. Cosa spinge gli uomini a donare e, ancora più importante, a contraccambiare il dono? Che spazio può avere, in un mondo spietatamente utilitaristico come il nostro, un gesto almeno all’apparenza disinteressato, eppure capace di creare relazioni durature? Quale ruolo per la gratuità, per la solidarietà, per il perdono, dono all’ennesima potenza che ristabilisce il rispetto tra gli uomini?

In questo volume, otto acuti osservatori del mondo contemporaneo – l’illustre sociologo della “vita liquida” Zygmunt Bauman e l’economista Stefano Zamagni, ma anche antropologi attenti ai mutamenti dei nostri giorni come Marco Aime e Marino Niola, filosofi come Laura Boella e Salvatore Natoli, lo psicoanalista Luigi Zoja e persino un giocoso umanista come Stefano Bartezzaghi – si interrogano, ciascuno dalla propria prospettiva, su questi e altri temi.

Otto variazioni sul dono come nodo di relazioni che pervade le nostre esistenze, in grado di sovvertire le logiche tradizionali del mercato, ma anche la nostra percezione di utile e gratuito, di ostilità e ospitalità, di libertà e obbligo. Otto visioni, otto chiavi di lettura diverse per decifrare la realtà contemporanea. Senza perdere la speranza di poterla cambiare.
 

Marco Aime  – Eppur si dona
Stefano Bartezzaghi – Il dono è un nodo, il regalo è una regola
Zygmunt Bauman – La solidarietà ha un futuro?
Laura Boella – Perdonare
Salvatore Natoli – Logica del dono. È sempre l’utile contro il gratuito?
Marino Niola – Il lievito del dono
Stefano Zamagni – Il dono come gratuità in economia
Luigi Zoja – Dono e obbligo. Una riflessione sul contributo sociale
 

Un libro in collaborazione con il festival Dialoghi sull’uomo di Pistoia.

 


docente di Antropologia Culturale presso l’Università di Genova, ha condotto ricerche sul campo in Benin, Burkina Faso e Mali. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui: Il primo libro di antropologia (Einaudi, 2008), Cultura (Bollati Boringhieri, 2013), e, insieme a Gustavo Pietropolli Charmet, La fatica di diventare grandi. La scomparsa dei riti di passaggio (Einaudi, 2014). Per Utet ha pubblicato Tra i castagni dell’Appennino. Conversazioni con Francesco Guccini (2014).

Stefano Bartezzaghi

Stefano Bartezzaghi (Milano, 1962) è docente di Semiotica e di Teorie della Creatività e direttore del master di giornalismo alla Iulm di Milano; collabora con “la Repubblica” e dirige “Il senso del ridicolo”, festival di Livorno sull’umorismo. Ha pubblicato diverse raccolte di giochi linguistici, enigmistici e letterari, e ha scritto la prima storia del cruciverba (L’orizzonte verticale, Einaudi, 2007, 2013). Ha curato e commentato la nuova edizione degli Esercizi di stile di Raymond Queneau, nella classica traduzione di Umberto Eco (Einaudi, 2001, 2008). Fra i suoi altri libri, Scrittori giocatori (Einaudi, 2010); Il falò delle novità. La creatività al tempo dei cellulari intelligenti (Utet, 2013); M. Una metronovela (Einaudi, 2015).

Professore emerito presso le Università di Leeds e di Varsavia, è uno dei più autorevoli sociologi contemporanei.

Una delle maggiori studiose di Hannah Arendt, Simone Weil e Maria Zambrano, insegna Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano.

Autore di contributi importanti al dibattito filosofico contemporaneo, ha insegnato all’Università di Venezia e all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Professore presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, collabora con “la Repubblica”

Insegna Economia politica all’Università di Bologna e alla Johns Hopkins University ed è membro della New York Academy of Sciences.

Ha lavorato a Zurigo, New York e Milano come psicoanalista ed è autore di numerosi saggi, tradotti in quattordici lingue.

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